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Imparare il greco

Quando pensiamo al greco, ci viene in mente subito il greco antico e l’incubo delle versioni in classe. Spesso ci dimentichiamo che il greco è ancora vivo e vegeto, parlato da quasi 16 milioni di persone fra Grecia, Cipro e le varie comunità della diaspora ellenica. Pochi lo considerano una lingua da imparare, ma tra questi ci sono anch’io, e in questo articolo vi spiegherò com’è successo.

Era l’estate del 2009 e avevo da poco finito il primo anno di liceo classico. Proprio quell’estate partivo per un viaggio per la Grecia: prima Zante, dove si è trasferita mia cugina dopo essersi sposata con un greco, poi un tour della Grecia classica. La vacanza è stata bellissima, ma mi sono accorto che qualcosa non tornava. Dopo un anno passato a studiare il greco antico, non capire neanche una parola di greco moderno mi sembrava un’umiliazione. È vero che potevo sfruttare l’occasione per praticare il mio inglese, al tempo pessimo, ma non ero contento. Volevo saper comunicare con la gente del posto nella loro lingua.

Mentre ero a Zante ho imparato le parole base, come καλημέρα (kaliméra), καλησπέρα (kalispéra), ευχαριστώ(efcharistò). Ma non mi bastava, e alla prima occasione ho comprato un piccolo frasario con anche qualche regola semplice di grammatica. A fine vacanza mi sono promesso che l’anno dopo sarei tornato sapendo il greco.

A dir la verità, all’inizio non ho fatto molto per mantenere la promessa. Tornato dalle vacanze, ho passato qualche giorno a riguardare il frasario, ma poi è iniziato l’anno scolastico e la passione per il greco moderno ha lasciato il posto a verifiche e interrogazioni. Sembrava tutto finito, finché un pomeriggio del gennaio 2010 mi sono trovato a rovistare tra gli scaffali della libreria Feltrinelli di Modena. Già allora era mia abitudine fare una capatina nel settore delle lingue e vedere se ci fosse qualcosa d’interessante, specie per il tedesco, che avevo iniziato alle medie e non volevo abbandonare. Invece quel giorno mi sono imbattuto in un piccolo libro, Il nuovo greco senza sforzo” di Assimil. A quel tempo non sapevo cosa volesse dire Assimil, per me era un nome come un altro. Ma il libro costava poco (sui 20 euro) e alla fine ho vinto le resistenze dei miei e ho deciso di comprarlo.

“Il nuovo greco senza sforzo” di Assimil

Quel pomeriggio ha cambiato la mia vita. Come ben sanno gli appassionati di lingue, Assimil è una droga. Finisci una lezione e vorresti iniziarne subito un’altra. Ovviamente, da buon classicista, non potevo farmi sfuggire i confronti con il greco antico. La mia professoressa di latino e greco, purtroppo scomparsa prematuramente nel 2015, mi aveva trasmesso la passione per la glottologia e la linguistica. Può sembrare strano, ma io non vedevo l’ora di arrivare alla lezione di grammatica su Assimil per vedere come è cambiato il greco nei secoli. Dico “com’è cambiato il greco” perché, a quanto so io, non c’è consenso tra i linguisti sul fatto che greco moderno e antico siano due lingue diverse, alcuni sostengono che la prima sia un’evoluzione della seconda. Non voglio soffermarmi sull’evoluzione della lingua greca, ma cito solo i punti più importanti: scomparsa di spiriti e accenti circonflessi (solo con la riforma del 1982!), scomparsa dell’infinito, del dativo e dell’ottativo, pronuncia itacistica in cui al fonema “i” corrispondono i grafemi η, ι, ει, οι, υι (ad esempio αλήθεια si legge alìthia, non alètheia).

Detto questo, a gennaio 2010 ho cominciato a studiare il greco da autodidatta. Niente professori, perché non ne avevo né tempo né voglia. Ho iniziato piano, ma già all’inizio ho provato a scambiare qualche parola con il marito di mia cugina. Alla fine dell’anno scolastico, però, i progressi erano considerevoli: riuscivo già a sostenere conversazioni anche di medio livello. Ma adesso era arrivato il momento di fare sul serio. I miei avevano prenotato di nuovo per Zante in agosto, e non volevo farmi trovare impreparato. Con l’inizio delle vacanze lo studio è diventato intensivo, e prima di partire Assimil era già quasi finito. Ai primi di agosto l’attesa era a mille: finalmente si parte! L’obiettivo era chiaro: in Grecia si parla solo greco, niente inglese.

Il caso mi ha fornito subito un bel banco di prova: il traghetto da Ancona a Patrasso si è fermato in mezzo al mare, ed è toccato a me cercare di capire cosa stesse succedendo e comunicarlo agli altri. In realtà sarebbe stato meglio non capire: l’unica cosa che ho sentito è stata la disperazione dei tecnici di bordo. “Τι να κάνουμε τώρα;” (“cosa facciamo adesso?”), questo è quello che dicevano. Ma subito dopo ho dovuto tradurre l’annuncio del comandante, che parlava di “problema tecnico” e comunicava che saremmo scesi tutti a Igoumenìtsa invece che a Patrasso, e gli avvisi per il rimborso (di soli 50 euro). Una volta scesi, ci siamo dovuti fare da Igoumenitsa a Killìni in macchina. In mezzo c’è stata una sosta al ristorante, la mia prima prova in terra greca: prova superata, sono riuscito a ordinare senza problemi. Arrivati a Killìni, ho voluto prendermi la responsabilità di comprare i biglietti del traghetto per i miei genitori e spiegare alla biglietteria la nostra disavventura nell’Adriatico. Seconda prova superata. La vacanza a Zante è andata bene, ma subito è emerso un problema. I miei cugini stavano sempre solo con italiani, mentre io volevo conoscere i greci e praticare la lingua, anche, lo ammetto, per la soddisfazione di ricevere complimenti.

Attaccavo bottone con tutti: baristi, camerieri, personale di servizio del traghetto, capitani delle barchette turistiche e qualunque malcapitato che si sdraiasse di fianco a me in spiaggia.

Presto ho scoperto che ai greci piace parlare, anche e soprattutto con gli sconosciuti. Un sogno per chi vuole praticare una lingua: presto avevo conosciuto quasi tutti gli abitanti di Volìmes e Orthonìes, i due paesini vicino a casa di mia cugina.

La fine della vacanza è stata un incubo. Sono scoppiato in lacrime, perché quelle tre settimane che avevo aspettato per un anno erano passate. Tornato a casa, però, ho deciso di non mollare. Mia cugina aveva (ed ha tuttora) un’amica insegnante di greco moderno, che mi ha mandato il suo libro di lessico (Parliamo greco), una vecchia grammatica pre-1982 (quindi ancora con gli spiriti) e il libro di testo Ελληνικά τώρα (greco ora) con annesso eserciziario. Da Zante mi ero portato a casa il giornalino di bordo del traghetto, di cui credo di essere l’unico lettore.

Una volta a casa, ho cercato di mantenere i contatti con gli amici conosciuti in Grecia e ho iniziato a cercare eventuali greci residenti a Modena. Ho iniziato a sentirmi regolarmente su Skype con il marito di mia cugina e su Facebook con qualunque malcapitato di madrelingua greca mi capitasse sotto tiro. Queste corrispondenze sono andate avanti per anni, alcune fino ad oggi. Mi è andata bene che nessuno mi abbia mai denunciato per stalking, perché i miei messaggi erano insistenti e ogni non risposta (o peggio, risposta in inglese) mi creava crisi esistenziali.

Ho continuato ad andare a Zante per tutte le estati fino all’anno scorso, quando il COVID mi ha costretto a restare in Italia (ma a Numana era pieno di tedeschi, quindi ho solo cambiato lingua). Ogni volta mi portavo a casa giornali di ogni tipo, da riviste di gossip al giornale dell’Olympiakòs, oltre all’immancabile giornalino della Superfast Ferries. Pian piano, con la crescita delle mie competenze linguistiche, sono arrivato a cose più serie, come libri di storia o giornali di punta come Kathimerinì e Naftemporikì (il Sole 24 ore greco). Soprattutto, a Zante ho conosciuto una persona eccezionale: il maestro elementare del marito di mia cugina, il nostro affittuario, per me semplicemente “il Maestro”. Nonostante le divergenze calcistiche (lui tifa Panathinaikòs mentre la famiglia di mia cugina tifa Olympiakòs, e io mi sono schierato con i secondi), io e lui siamo diventati grandi amici. Lui mi correggeva la grammatica e io gli raccontavo dell’Italia, che lui sognava di visitare. Qualche estate dopo ho cominciato ad aiutare il marito di mia cugina a fare la spesa per la taverna, e così ho conosciuto la vera Zante, quella fatta di agricoltori, magazzinieri, pescivendoli e benzinai, dove non si può che parlare greco. Per me la vacanza a Zante non era solo svago, era anche una scuola senza banchi. Nel frattempo il mio greco era migliorato, e iniziavo a non parlare più una lingua scolastica, ma a usare modi di dire ed espressioni colloquiali (ad esempio, dire “dove sei?“ (πού είσαι;)  come sinonimo di “come stai”?)

Se a Zante il mio metodo di studio era artigianale, a casa mi imponevo una disciplina ferrea. A ogni pagina del libro o articolo di giornale dovevo scrivere sul quaderno tutte le parole nuove, e ogni tanto mi facevo delle verifiche di lessico o grammatica o delle specie di temi in classe. Ovviamente l’autovalutazione era un po’goffa, ma sempre meglio di niente. Nel 2013 è arrivata la maturità, e ho portato una tesina sull’evoluzione della lingua greca.

La coronazione dei miei sogni, però, è arrivata nel 2018. Ero a Milano e stavo per finire la magistrale, e mi ero reso conto di non avere un curriculum eccezionale. Così ho deciso di mettermi alla prova e tentare la certificazione: nel maggio 2018 ho ottenuto il C1 di greco, sostenendo l’esame al Centro Ellenico di Milano. Pensavo che sapere il greco non sarebbe mai servito sul mondo del lavoro, e invece mi sbagliavo. Nel 2020 sono stato assunto da una società di ricerca di Modena, proprio perché il capo aveva visto che “parlavo una lingua strana”. Il caso vuole che l’azienda avesse spesso a che fare con clienti greci, ed io ero il candidato perfetto. A ottobre 2020 succede l’impensabile: il capo mi chiede di partecipare a una call di 3 ore, in greco, con il Ministero della difesa ellenico. Il sogno si è avverato: la passione è diventata un lavoro!

A fine 2020 ho lasciato la società di ricerca per un dottorato in economia, ma continuo a praticare il greco con le mie vittime preferite. Questo lungo racconto può sembrare un inutile esercizio di narcisismo, ma il messaggio che voglio far passare è semplice. Non esistono lingue inutili o “sfigate”, imparare una lingua fa sempre bene, e può tornare utile quando meno te l’aspetti.

ARTICOLO DI ANDREA PRADELLI

 

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2 comments

  1. Massimo Baraldi

    Ho letto il tuo racconto ed è fantastico, conosco Giulia ma non la vedo da decenni….La conoscenza del mio Greco si limita al ristorante……potrei ordinare il cibo senza problemi e dove non arrivo io ci arriva il cameriere ( chiamiamolo JORGOS) che, come dici tu apprezza chi si sforza di parlare la sua lingua , se poi capisce che conosci un po la storia greca e la mitologia allora lo hai conquistato.
    Bella lingua , bella gente e bella cultura….complimenti a te !
    ciao – Massimo

    1. Claudia Iacca

      Ciao Massimo!
      Grazie per il tuo commento e per aver condiviso con noi qualcosa su di te e la tua conoscenza del greco!

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