Argot e Verlan: curiosi fenomeni linguistici di un francese non convenzionale!

Lessico talvolta criptico e poco convenzionale. Partiamo insieme alla volta di un francese inedito per renderlo più comprensibile.

 

“Le keum, c’est zarbi… j’suis trop vénère. Il vaut mieux laisser béton et aller faire la teuf.” 

Conoscete il francese ma queste espressioni non vi sono affatto familiari? È tutto nella norma, non preoccupatevi. In questo articolo cercheremo di capire che cosa si cela dietro a queste espressioni apparentemente incomprensibili; ma prima, dovrete avere un pizzico di pazienza.

Il francese è la sola lingua, insieme all’inglese, ad essere parlata in tutti e cinque i continenti. Il burrascoso passato coloniale della Francia a partire dal XVI secolo è alla base della diffusione capillare e massiccia di questa lingua, che oggi può vantare di essere la quinta più parlata al mondo, secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale della Francofonia raccolti nel 2018.

Il mosaico di Paesi che hanno il francese come lingua materna, ufficiale o di cultura sono talvolta molto distanti tra loro, sia da punto di vista geografico che sociale (si pensi ad esempio alla Polinesia Francese, isola paradisiaca dell’Oceano Pacifico che dista più di quindici mila km da Parigi!).

Ciò non può che contribuire al carattere, comune a tutte le lingue, che in sociolinguistica prende il nome di variazione e che evidenzia la natura spiccatamente sociale della lingua: qualsiasi lingua varia poiché varia l’identità dei suoi parlanti. In particolare, sappiamo che la lingua può variare attraverso il tempo, lo spazio, attraverso i gruppi sociali e le situazioni comunicative. Ed ecco che queste ultime due dimensioni di variazione, conosciute come “diastratica e diafasica” ci avvicinano alla soluzione del nostro enigma iniziale.

In particolare, la nostra attenzione verte oggi sull’argot, linguaggio che si scosta dal francese standard e che equivale, in una certa misura, allo slang inglese. Questa variazione linguistica nasce con l’intento di escludere dalla comunicazione, attraverso un linguaggio criptico, segreto e comprensibile solamente a una determinata “cerchia ristretta” di parlanti.

Spicca immediatamente la natura sociale dell’argot francese: l’individuo che lo parla rende manifesta la sua appartenenza a un gruppo ben preciso, distinguendosi dalla massa di parlanti della lingua comune. Originariamente, il gruppo sociale che dà vita all’argot è di natura malavitosa, fatto di delinquenti, galeotti e criminali che, per ovvie ragioni, doveva servirsi di un linguaggio segreto, noto solo ai suoi membri interni, al fine di garantire la riservatezza delle informazioni scambiate. Il lessico dell’argot permetteva, e permette tuttora anche se in misura minore, di eludere i tabù intrinsechi alla società, evitando di farvi esplicito riferimento, ricorrendo a termini nuovi e sconosciuti ai più.

A partire dal XII secolo, epoca nella quale si attestano i primi usi, a mano a mano l’argot si diffonde e si insinua nella lingua francese comunemente parlata contaminandola, fino a diventarne parte integrante.

Infatti, non è affatto raro, oggi, intercettare soprattutto nell’uso orale del francese, termini come pognon, fric o patates, per indicare l’argent (il denaro). Sarà altrettanto comune sentire verbi come bâfrer o casser la croûte per manger (mangiare), barber o piquer per voler (rubare), o aggettivi come déchiré, bourré, pété per ivre (ubriaco).

È innegabile che l’argot, da registro tipico dei malfattori e dei fuorilegge abbia contribuito, nel corso della storia, a un vero e proprio arricchimento del francese standard, avendone ampliato il lessico in uso.

A testimonianza della prolificità e della capacità di adattamento di questa variazione, nel secondo dopoguerra si verifica un nuovo fenomeno linguistico che si attesta come forma di argot, anch’esso criptico e, per certi versi, perfino ludico.

Si tratta del verlan, forma di linguaggio gergale che consiste nell’inversione delle sillabe di una parola. Il termine “verlan” stesso ne è un esempio: deriva infatti da “à l’envers”, ossia “al contrario” (l’en-vers / ver-lan). Culla di questo fenomeno è la banlieue parigina, abitata e frequentata dai principali utilizzatori e ideatori del verlan, vale a dire i giovani, accumunati da un senso di emarginazione, incomprensione e abbandono. Sono spesso i figli degli immigrati magrebini in Francia a servirsi di questo nuovo linguaggio per crearsi una propria identità sociale. 

La rapida diffusione del verlan negli anni ‘70 e ’80 del Novecento è stata incoraggiata anche successo del rap e dell’hip-hop, generi musicali che consentivano ai giovani reietti di periferia di esprimersi attraverso parole tutte loro e di trovare un punto comune, segreto, indecifrabile.

Anche il lessico verlan, così come l’argot, si è inserito agevolmente nel francese parlato. Ecco alcuni tra i termini di verlan più in voga:

  • Ouf = fou
  • Relou = lourd

  • Keum = mec

  • Reuf = frère

  • Zarbi = bizarre

  • Cefran = français
  • N’importe nawak = n’importe quoi
  • Teuf = fête
  • Vénère = énervé
  • Cimer = merci
  • Chanmé = méchant
  • Béton = tomber
  • Chelou = louche
  • Meuf = femme
  • Iench = chien

Ecco dunque svelato il mistero…

“Le mec c’est bizarre… Je suis vraiment énervée. Il vaut mieux laisser tomber et aller faire la fête!”

Ora ha più senso, no?

Conosci altro lessico verlan e ti piacerebbe condividerlo con noi? Oppure vorresti approfondire o imparare la lingua con un corso di francese? Contattaci all’indirizzo info@inlovewithwords.eu per scoprire tutti i nostri servizi!

Cimer pour l’attention !

Silvia

 

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